Il 9 settembre 2026 la Commissione Europea ha approvato la proposta di Regolamento Europeo e del Consiglio sui contratti pubblici e le concessioni: siamo di fronte ad un cambiamento epocale delle regole che disciplinano la materia di appalti e concessioni.
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Nell’articolo
Perché è un cambiamento epocale
Una volta approvato anche da Parlamento e Consiglio europei, il Nuovo Regolamento modificherà in maniera sostanziale le regole dei contratti pubblici come oggi le conosciamo, e come – nel caso dell’Italia – sono state recentemente modificate dal Nuovo Codice degli appalti Dlgs n.36/2023 (fonte: Normattiva)
Non più solo una direttiva
In primo luogo, quello che si sta approvando a livello europeo è un Regolamento, e non più una direttiva.
Ricordiamo che a differenza delle Direttive, che devono essere ratificate dagli Stati membri, il Regolamento si applica immediatamente e direttamente in ciascuno degli Stati membri della UE e non ha bisogno di ulteriori atti legislativi dei singoli Paesi.
Inoltre, il Regolamento si prefigge di superare e unificare le 3 direttive storiche del 2014 sugli appalti fino ad oggi esistenti: la n. 23 sulle concessioni; la n. 24 sugli appalti classici, e la n. 25 sugli appalti nei settori speciali (gas, energia elettrica, eccetera)
Struttura del nuovo Regolamento UE degli appalti
Il nuovo Regolamento europeo sugli appalti (per ora, lo ricordiamo, approvato come proposta, non è ancora in vigore) consta di 149 articoli, organizzati in 6 parti. la I dedicata ai Principi generali; la II dedicata ai Soggetti rilevanti (pubbliche amministrazioni, committenti ecc.); la III dedicata alle procedure di aggiudicazione; la IV dedicata alle Concessioni; la V all’Ecosistema digitale europeo, e la VI dedicata a Trasparenza e governance.
Se volete, potete leggere qui di seguito il testo in italiano, e a quello in inglese della proposta di Regolamento approvata il 9 settembre 2026.
Le principali novità del nuovo Regolamento UE sugli appalti
Il nuovo Regolamento UE sugli appalti si muove soprattutto sulla linea della massima semplificazione.
Al posto delle diverse procedure di aggiudicazione esistenti ora, ne prevede solamente due:
- una aperta, con offerte fin da subito da parte degli operatori ed eventuale negoziazione successiva;
- ed una dinamica, in cui gli operatori aderiranno preventivamente alla procedura e in seguito verranno invitati a presentare offerte.
Importante è il nuovo Criterio di aggiudicazione: il Regolamento vede il tendenziale superamento del criterio del prezzo più basso, in favore invece del miglior rapporto qualità-prezzo (art.4) che diventa metodo di aggiudicazione ordinario, perseguendo l’obiettivo dell’efficienza della spesa e degli investimenti pubblici.
Non solo. L’art. 5, dedicato agli Obiettivi strategici del Regolamento, impone che gli appalti pubblici debbano essere guidati dal perseguimento degli obiettivi strategici dell’Unione, con particolare riguardo al rilancio della competitività europea attraverso la promozione dell’innovazione, il rafforzamento della base manufatturiera e a impatto zero; conseguimento degli obiettivi climatici; giustizia sociale e condizioni di lavoro eque, valorizzando dialogo sociale e contrattazione collettiva.
Nuovo ecosistema digitale per gli Appalti in UE
Ultimo, ma non per ultimo, il Regolamento prevede e presuppone un nuovo ecosistema digitale comune, basato su interoperabilità delle piattaforme nazionali e credenziali digitali per le imprese. Si prevede anche la progressiva automazione della verifica dei requisiti di partecipazione.
Il Regolamento punta a impostare un quadro che rafforzi la sicurezza economica europea e le catene di approvvigionamento, anche ponendo requisiti di preferenza europea per le forniture pubbliche.
Come si può comprendere, il cambiamento di prospettiva è assolutamente epocale, almeno per quanto riguarda l’Italia, storicamente poco abituata a sistemi di scelta dei contraenti della Pubblica Amministrazione trasparenti e basati sulla misurazione di requisiti oggettivi.
É appena il caso di notare che il Regolamento rispetta tutti i principi cardine del diritto amministrativo di cui abbiamo scritto più volte.
Che fine fa il ‘Nuovo Codice degli appalti‘ del 2023?
Appare evidente che il nuovo Regolamento Europeo degli appalti comporterà il superamento totale del Nuovo Codice degli appalti italiano introdotto nel 2023 con il Dlgs. n. 36
Il Codice del 2023 aveva cambiato il paradigma precedente, introducendo il discusso principio del risultato, in forza del quale dal 2023 le gare sono sostanzialmente sparite, in favore degli affidamenti diretti anche per lavori e forniture di importi elevatissimi.
Il criterio era stato, insomma: siccome non riusciamo ad essere efficienti, come sistema, allora cerchiamo perlomeno di essere veloci (e pazienza se, in questo modo, sacrifichiamo efficienza e trasparenza).
Ma appena entrerà in vigore il nuovo Regolamento Europeo degli appalti, non si potrà più applicare il Codice appalti italiano del 2023, e si dovranno necessariamente perseguire principi comuni di efficacia, efficienza e trasparenza.
E se non siamo pronti, come Paese? Beh, toccherà darsi da fare.
Un po’ di tempo per metterci in pari lo abbiamo: adesso inizia l’iter ordinario di approvazione del Regolamento in sede europea (mediamente, 18-24 mesi).
Poi il Regolamento differisce per scelta la sua entrata in vigore di due anni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, per dare il tempo agli Stati membri di adottare tutti i cambiamenti prescritti (soprattutto l’ecosistema digitale interoperabile)
Il nuovo regolamento appena approvato è comunque pienamente allineato a tutti i principi che già si applicano per gli ambiti della Pubblica Amministrazione, e che abbiamo affrontato in una nostra precedente serie di articoli.
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