Il Principio di Buon Andamento

Questo articolo è parte della serie Principi Cardine nell'Azione Amministrativa

Il Principio di Buon Andamento della Pubblica Amministrazione è uno dei principi base dell’amministrazione, che serve sia a guidarla che a verificarne a posteriori la legittimità dei provvedimenti amministrativi. In questo articolo approfondiremo l’analisi di questo importante principio.

Potete approfondire anche gli altri principi nella serie I Principi Cardine della Pubblica Amministrazione

Tempo di lettura: 4 minuti

Cosa significa Buon Andamento?

Il buon andamento rappresenta il funzionamento ordinato della vita sociale di uno Stato, e l’organizzazione ottimale dell’apparato pubblico rispetto agli scopi.

Più nello specifico, questo principio è il parametro di legittimità delle scelte discrezionali della Pubblica Amministrazione.

il principio serve a guidare le amministrazioni nelle scelte, e poi a verificare a consuntivo tali scelte, che non possono essere irrazionali ed arbitrarie, ma devono essere coerenti con gli scopi previsti dalle leggi che attribuiscono i poteri alle Amministrazioni.

La fonte del Principio di Buon Andamento

La fonte normativa del principio di buon andamento è l’art. 97 della Costituzione, il quale prevede che i pubblici uffici devono essere organizzati secondo disposizioni di legge, “in modo che siano assicurati buon andamento ed imparzialità“.

Questa norma evidenzia come il Buon Andamento sia proprio lo scopo a cui devono essere asservite le pubbliche amministrazioni.
La norma è importantissima e prioritaria in quanto la troviamo nella Costituzione, che -va ricordato – è la norma-base dell’ordinamento.

Il rapporto tra il Principio di Buon Andamento e gli altri

Si può dire che il buon andamento della Pubblica Amministrazione è il risultato del rispetto di tutti gli altri principi dell’azione amministrativa: imparzialità, efficacia, efficienza, legalità, trasparenza ed economicità.

Se l’azione della Pubblica Amministrazione rispetta tutti i principi che abbiamo appena ricordato, avremo come risultato il buon andamento dell’azione amministrativa, che si tradurrà in una azione tempestiva, efficace – rispetto agli scopi da realizzare (sanità, istruzione, difesa, ricerca …) – ottimale nell’impiego delle risorse finanziarie, trasparente, razionale e legittima.

Il principio di buon andamento quale parametro di legittimità del Provvedimento

Tra i vari motivi per cui possiamo impugnare un provvedimento amministrativo che riteniamo ingiusto e lesivo dei nostri interessi, c’è la contrarietà al principio di buon andamento, che è così rilevante da essere stato indicato nella Costituzione all’art. 97.

Un provvedimento potrebbe rispettare, almeno formalmente, la legge, ma di fatto violare tecnicamente il principio di buon andamento, se il provvedimento stesso va contro uno degli scopi per cui la legge attribuisce il potere della Pubblica Amministrazione.

Ad esempio, la PA non può aggravare un procedimento, cioè renderlo più lungo o complicarlo, senza reali motivi: questo violerebbe l’art. 1 comma 2 della L. 241/1990. In questo caso, la sua azione sarebbe contraria al principio del buon andamento (oltre che al principio di legalità!), e allora la condotta dell’amministrazione si potrebbe impugnare davanti al TAR.

Come si vede, quindi, il principio di buon andamento non è una mera petizione di principio ovvero solo una bella espressione che però rimane astratta. È invece un requisito molto importante che permette di ottenere giustizia in tribunale rispetto ad un esercizio non corretto di un provvedimento amministrativo.

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L’avv. Chiara Daneluzzi è avvocato amministrativista sin dal 1999, tratta ed è esperto in controversie con la Pubblica Amministrazione ed è membro della prestigiosa Associazione Avvocati Amministrativisti. Lo Studio può offrire sia consulenza che assisterti in giudizio e patrocina ricorsi avanti TAR e Consiglio di Stato, nonché avanti la Corte dei Conti, essendo l’avv. Daneluzzi anche Cassazionista.
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Autore

  • Avv. Chiara Daneluzzi

    Laureata in Giurisprudenza all'Università di Trieste, l'Avv. Chiara Daneluzzi svolge la pratica forense dal 1999 occupandosi di diritto del lavoro, pubblico e privato, e di diritto amministrativo. È membro del direttivo veneto dell’Avvocati Giuslavoristi Italiani (AGI) e fa parte degli Avvocati Amministrativisti Veneti.
    Fonda lo Studio Legale Daneluzzi nel 2013, continuando ad occuparsi in maniera prevalente del diritto del lavoro e diritto amministrativo. Diventa Cassazionista nel 2016. È referente legale del sindacato di polizia COISP Venezia e regionale, e del sindacato dei medici SNAMI Venezia. Opera a Venezia, Treviso e Pordenone.

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