Il Principio di Buon Andamento della Pubblica Amministrazione è uno dei principi base dell’amministrazione, che serve sia a guidarla che a verificarne a posteriori la legittimità dei provvedimenti amministrativi. In questo articolo approfondiremo l’analisi di questo importante principio.
Potete approfondire anche gli altri principi nella serie I Principi Cardine della Pubblica Amministrazione
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In questo articolo
Cosa significa Buon Andamento?
Il buon andamento rappresenta il funzionamento ordinato della vita sociale di uno Stato, e l’organizzazione ottimale dell’apparato pubblico rispetto agli scopi.
Più nello specifico, questo principio è il parametro di legittimità delle scelte discrezionali della Pubblica Amministrazione.
il principio serve a guidare le amministrazioni nelle scelte, e poi a verificare a consuntivo tali scelte, che non possono essere irrazionali ed arbitrarie, ma devono essere coerenti con gli scopi previsti dalle leggi che attribuiscono i poteri alle Amministrazioni.
La fonte del Principio di Buon Andamento
La fonte normativa del principio di buon andamento è l’art. 97 della Costituzione, il quale prevede che i pubblici uffici devono essere organizzati secondo disposizioni di legge, “in modo che siano assicurati buon andamento ed imparzialità“.
Questa norma evidenzia come il Buon Andamento sia proprio lo scopo a cui devono essere asservite le pubbliche amministrazioni.
La norma è importantissima e prioritaria in quanto la troviamo nella Costituzione, che -va ricordato – è la norma-base dell’ordinamento.
Il rapporto tra il Principio di Buon Andamento e gli altri
Si può dire che il buon andamento della Pubblica Amministrazione è il risultato del rispetto di tutti gli altri principi dell’azione amministrativa: imparzialità, efficacia, efficienza, legalità, trasparenza ed economicità.
Se l’azione della Pubblica Amministrazione rispetta tutti i principi che abbiamo appena ricordato, avremo come risultato il buon andamento dell’azione amministrativa, che si tradurrà in una azione tempestiva, efficace – rispetto agli scopi da realizzare (sanità, istruzione, difesa, ricerca …) – ottimale nell’impiego delle risorse finanziarie, trasparente, razionale e legittima.
Il principio di buon andamento quale parametro di legittimità del Provvedimento
Tra i vari motivi per cui possiamo impugnare un provvedimento amministrativo che riteniamo ingiusto e lesivo dei nostri interessi, c’è la contrarietà al principio di buon andamento, che è così rilevante da essere stato indicato nella Costituzione all’art. 97.
Un provvedimento potrebbe rispettare, almeno formalmente, la legge, ma di fatto violare tecnicamente il principio di buon andamento, se il provvedimento stesso va contro uno degli scopi per cui la legge attribuisce il potere della Pubblica Amministrazione.
Ad esempio, la PA non può aggravare un procedimento, cioè renderlo più lungo o complicarlo, senza reali motivi: questo violerebbe l’art. 1 comma 2 della L. 241/1990. In questo caso, la sua azione sarebbe contraria al principio del buon andamento (oltre che al principio di legalità!), e allora la condotta dell’amministrazione si potrebbe impugnare davanti al TAR.
Come si vede, quindi, il principio di buon andamento non è una mera petizione di principio ovvero solo una bella espressione che però rimane astratta. È invece un requisito molto importante che permette di ottenere giustizia in tribunale rispetto ad un esercizio non corretto di un provvedimento amministrativo.
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