La Pubblica Amministrazione non risponde?

Nel presente articolo ci occupiamo dei rimedi contro il silenzio o l’inerzia della Pubblica Amministrazione. Infatti, quando una amministrazione non risponde alle nostre richieste, non siamo costretti a mettercela semplicemente via. La legge predispone dei rimedi efficaci per questa situazione, e sono anche piuttosto veloci.

Quanto spieghiamo di seguito vale in linea di massima, con poche differenze, sia per il privato cittadino che per l’azienda: vediamo quindi le tutele esistenti.

tempo di lettura: 8 minuti

Quando è un’azienda ad aspettare

In alcuni casi, il silenzio dell’Amministrazione può causare un danno economico anche molto elevato.

Questo accade ad esempio quando ad aspettare una risposta è una società che deve costruire uno o più immobili.
L’impresa può attendere il rilascio di un permesso per costruire, o l’avanzamento di un progetto, o ha in corso una pratica di edilizia convenzionata ai sensi dell’art. 28-bis del DPR n. 380/2001, o sta portando avanti una lottizzazione.

In tutte queste situazioni di solito sono in ballo investimenti ingenti, che non possono rimanere fermi per mesi senza risposte. Quando si sa che i progetti sono completi, e che non ci sono reali ragioni perché l’amministrazione non proceda, si può imporre alla PA di concludere il procedimento senza continuare a temporeggiare.

Cosa dice la normativa con la legge n.241/1990?

In questa situazione l’arma è la Legge n. 241/1990, cioè la legge sul procedimento amministrativo. Questa legge fondamentale regola il modo in cui la pubblica amministrazione deve operare. Infatti l’art.1 precisa che l’azione amministrativa deve rispettare i principi dell’azione amministrativa: economicità, legalità, efficienza, efficacia, trasparenza ed imparzialità. Inoltre si esprime con il procedimento, ossia una precisa sequenza di azioni prevista dalla legge che termina nel provvedimento finale, cioè la decisione.

Infatti l’altro principio cardine è quello indicato all’art. 2: la PA deve sempre concludere il procedimento con un provvedimento espresso, tranne nei casi in cui la legge dispone che anche il silenzio valga come provvedimento. È il caso del cosiddetto “silenzio assenso“, ma non ne parleremo qui.

Se l’amministrazione non risponde all’azienda e continua ad ignorarla?

La pubblica amministrazione non può ignorare una istanza e non rispondere, magari per mesi. Deve per forza riscontrare, In modo positivo o negando quanto viene richiesto, ma deve rispondere.

Poi l’azienda potrà eventualmente ricorrere al TAR se ritiene illegittima la risposta e chiedere l’annullamento dell’atto. Inoltre l’amministrazione deve rispondere entro 30 giorni dalla domanda, se non ha stabilito con regolamento o legge un termine diverso, come ad esempio nel caso del D.P.R. n. 380/01 (Testo Unico sull’edilizia), che prevede precise tempistiche per i rilasci dei titoli autorizzativi.

Quello che importa, comunque, è che in nessun caso l’Amministrazione può fare a meno di dare una risposta, e tenere congelata una pratica per mesi senza dare notizie. Questo è vietato dalla legge, e quindi se succede consente la tutela in giudizio: e si tratta di una tutela anche molto rapida.

Un caso di successo dello Studio: il Comune di Cortina costretto a provvedere

Con un ricorso al TAR si può ottenere anche molto rapidamente di costringere l’Amministrazione a provvedere, cioè emettere un provvedimento decisorio, in un senso o nell’altro. Poi, se si ritiene il provvedimento non corretto, si potrà impugnare anche quello, con il giudizio di cognizione ordinario. Ma avverso il silenzio della PA si procede con una azione specifica, dalle tempistiche veloci, prevista dall’art. 117 del C.P.A., o Codice del processo amministrativo.

Nel caso recentemente trattato dallo studio, un imprenditore si vedeva bloccare da oltre un anno una istanza di modifica di destinazione d’uso di un immobile nella nota località di villeggiatura. Il Comune aveva già perso in precedenza un altro ricorso con lo stesso ricorrente, ma non dava più seguito alla pratica che quindi rimaneva bloccata. Inutili tutti i colloqui e le sollecitazioni ai funzionari degli uffici preposti, che da mesi prendevano tempo senza però dare risposte.

Il Cliente si è quindi rivolto al nostro studio: abbiamo proposto il c.d. ricorso avverso il silenzio della P.A., e nel giro di poco tempo il TAR Veneto ha ordinato al Comune di emettere il provvedimento, condannandolo anche a rimborsare al nostro Cliente le spese legali!

Se l’Amministrazione non risponde al privato cittadino

La legge garantisce anche al privato cittadino tutela per la prepotenza della pubblica amministrazione che ignori le sue richieste. Anche in questo caso, lo scudo normativo è rappresentato dall’art. 2 della L. 241/1990 che disciplina il procedimento amministrativo.
Questo articolo impone alle amministrazioni di rispondere sempre e comunque con un provvedimento espresso ad ogni istanza del cittadino. E assegna anche il termine massimo di 30 giorni per provvedere, a meno che la PA non abbia adottato con regolamento un diverso termine.
É però indispensabile che il privato abbia correttamente inoltrato una istanza o richiesta. Il modo più semplice è con l’invio di una PEC. Al riguardo, ti invitiamo ad approfondire in questo articolo come funziona.

pubblica amministrazione non risponde donna  al telefono

Un caso recente al TAR FVG

Una Prefettura aveva revocato il porto d’armi ad un cliente congedatosi dall’Esercito per stress. L’amministrazione non lo riteneva più affidabile nell’uso delle armi. Dopo diversi anni, l’uomo aveva chiesto il riesame del provvedimento dato che la sua situazione nel frattempo era cambiata, come specialisti ed ospedali avevano accertato. Tuttavia l’amministrazione non riscontrava le sue domande e nemmeno quella presentata poi dal suo avvocato.

Così il cliente ricorreva al TAR per far accertare il proprio diritto ad avere una risposta e anche ad averla positiva.

E il TAR del Friuli Venezia Giulia, con la sentenza che alleghiamo, resa in pochi mesi, ha dato ragione al nostro cliente proprio grazie alla Legge 241/1990. Tra l’altro il TAR precisa che normalmente l’amministrazione non sarebbe obbligata a rispondere ad una richiesta di revoca di un provvedimento negativo. Ma lo è se il provvedimento ha una durata tendenzialmente illimitata perché questo contrasta con il principio generale della temporaneità dei provvedimenti limitativi della sfera giuridica dei cittadini. Così il TAR FVG ha ordinato alla Prefettura di provvedere sull’istanza di riesame del cliente. In seguito, per la cronaca, la PA gli ha anche rinnovato il porto d’armi.

In conclusione, alcuni suggerimenti

Come prima cosa, assicuriamoci di presentare correttamente una domanda all’amministrazione. Dopodiché controlliamo se ci risponde entro 30 giorni. Se non ci risponde possiamo rivolgerci all’avvocato amministrativista che ci aiuterà a far rispettare i nostri diritti.

Lo Studio è abilitato a trattare diritto amministrativo?

Sicuramente . Lo Studio Legale Daneluzzi tratta da decenni di diritto amministrativo, ottenendo molti successi in materia.
L’avv. Chiara Daneluzzi è avvocato amministrativista sin dal 1999, tratta ed è esperto in controversie con la Pubblica Amministrazione ed è membro della prestigiosa Associazione Avvocati Amministrativisti. Lo Studio può offrire sia consulenza che assisterti in giudizio e patrocina ricorsi avanti TAR e Consiglio di Stato, nonché avanti la Corte dei Conti, essendo l’avv. Daneluzzi anche Cassazionista.
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